Testimonianze

Jessa

Jessa “da bambina fui abusata da membri della mia famiglia che poi mi iniziarono alla pedopornografia. Il mio passato non ha più il potere di tenermi prigioniera. Io sono una vincitrice, una moglie, una studente, una professionista, un’oratrice, una donna che avanza con fiducia e che desidera fare la differenza nella società”.

Come il tocco della seta del mio abito da sposa si trasmette al mio corpo, così ho visto la mia immagine allo specchio, come fosse la parte più preziosa della mia anima. Ho visto la felicità sul mio volto e su quello delle amiche dietro di me. La dicotomia tra il mio matrimonio da favola e cià che avevo vissuto è abissale, ma in quel momento tutto quello che potevo fare era posare il mio sguardo sul mio presto futuro marito e camminare assieme a lui abbandonandomi alla gioia.
Cinque anni prima ero a Vancouver, violentata da più uomini mentre il mio corpo cercava di sparire da quel dolore che brucia in profondità, ma non avevo nessun posto dove potessi andare. Cercavo di convincermi disperatamente che tutto questo fosse un incubo, non conoscevo nemmeno i nomi dei miei sfruttatori, ma ero ben conscia della gravità della mia situazione. Ero una schiava, una schiava dietro la telecamera, ancora una volta. Gli individui che mi tenevano contro la mia volontà avevano in mano la mia vita e la mia morte, e anche se ero io quella che provava dolore, erano loro a possedere il mio corpo. Divenni completamente insensibile ai miei sfruttatori: persone che mi avevano mentito, presa a forza, costretta a vendere il mio corpo in modo che potessero trarre profitto dal mio dolore.
Provavo vergogna. E ho rivolto subito questa rabbia e questo odio contro di me. Odiavo il fatto che l’abuso e il traffico che stavo soffrendo sempre di più mi rendeva ancora più vulnerabile agli abusi e al dolore. Odiavo me stessa per essermi fidata di una persona che aveva visto che ero sola in una nuova città. Mi odiavo per quanta sicurezza desiderassi assieme a qualcuno che si prendesse cura di me. E soprattutto, in quel momento, ho odiato il fatto di essere ancora viva e di essere sopravvissuta alla mia infanzia.
Da bambina fui abusata da membri della mia famiglia che poi mi iniziarono alla pedopornografia. Dopo di questo iniziarono a vendere il mio corpo a innumerevoli uomini e ad altri protettori nei quartieri di periferia.
Mi ricordo gli odori, i luoghi e l’odore della schiavitù. Le lacrime scorrono in silenzio. L’orrore non può essere descritto a parole, come quello che succedeva nei bordelli in cui sono stata portata o gli uomini e le donne per cui sono stata messa a servizio. Non solo ho visto uccidere persone vicine a me, ma gli stessi agenti della polizia sono stati miei clienti, e più volte sono stata ammanettata, violentata, e se avessi detto qualcosa a qualcuno sarei finita in prigione. Avevo paura di fuggire per cercare aiuto, e crescendo il messaggio che sempre più si incideva nel mio cuore era che non avessi alcun valore, che ero una vergogna, buona soltanto per essere abusata.
All’età di 21 anni la mia vita cambiò completamente quando incontrai di sfuggita una donna che lavora con i sopravvissuti della tratta di esseri umani. Mi diede il suo numero di telefono su un piccolo pezzo di carta e mi disse che se l’avessi chiamata mi avrebbe aiutato. La prima volta che la chiamai ero sotto un mucchio di coperte che osavo appena respirare in caso che qualcuno, o peggio ancora, il mio protettore, mi avesse sentito. Quella prima telefonata durò solo un paio di minuti, ma durante quella conversazione silenziosa quella signora iniziò a dirmi la verità sulla mia vita, e a dire la verità sui messaggi negativi che avevo ricevuto crescendo. Mi disse che non ero un simbolo del dollaro legato al sesso e mi ha spiegato che il mio futuro non doveva essere costruito sul trauma che mi era successo.
La mia fuga non fu come nelle favole: è stata incapsulata dalla paura e da mesi di preparazione. Ero terrorizzata da ciò che non conoscevo, spaventata di venire cacciata dai miei sfruttatori e abusanti, e per quello che sarebbe stato il mio futuro. Ma oltre ad aver paura ho anche sentito la libertà per la prima volta. La libertà era di poter vedere il grande cielo blu e il mezzo che mi avrebbe portato alla casa protetta, e ho sentito il sole che baciava il mio viso. Lentamente, come un fiore che si schiude piano piano alla luce del sole, ho iniziato a schiudermi alle persone che avevo attorno a me.
Quando la direttrice della casa protetta mi invitò a iscrivermi al college le risi in faccia. Pensai che fosse pazza. Come avrei mai potuto andare al college se non ero stata a scuola prima? Come avrei potuto riuscire se non avevo mai scritto nulla nella mia vita e senza saper risolvere i più semplici problemi di matematica? In tutta risposta mi disse: “Se sei capace di leggere puoi imparare ogni cosa.” Ho scritto quella frase sul mio braccio con un pennarello nero ogni giorno per più di un anno.
Il giorno della mi laurea mi balenò alla mente il mio primo giorno di scuola, quando mi sedetti nel parcheggio e piansi perchè ero convinta che la gente sarebbe fuggita da me se avesse saputo del mio passato e le cose che ero stata costretta a fare. I miracoli accadono, dopo un trauma è possibile sognare di nuovo e vivere pienamente la vita.
Mi sono laureata con un BA in Counselling clinico col massimo dei voti, ho sposato l’uomo dei miei sogni, e sto lavorando al mio MA in Counselling Clinico per la salute mentale in Psicologia Clinica, dove mi piacerebbe specializzarmi nel recupero trauma.
Anche se ho visto cose che nessuno dovrebbe mai vedere e ho vissuto cose che nessuno mai dovrebbe vivere, il mio passato non mi definisce. Mi rifiuto di lasciare la vittoria al mio passato. Ora, piuttosto, il mio dolore ha un senso.
Il mio passato non ha più il potere di tenermi prigioniera. Io sono una vincitrice, una moglie, una studente, una professionista, un’oratrice, una donna che avanza con fiducia e che desidera fare la differenza nella società.

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